Le origini del moderno taxi si possono far risalire attorno al 4000 a.C., quando navi egiziane trasportavano, probabilmente attraverso un pedaggio accordato, i primi clienti su e giù per il Nilo,.
Nell’antica Roma, forma antesignana dell’odierno tassametro, i carri tenevano conto delle distanze percorse con l’aiuto di piccole pietre, lasciate cadere ogni tot passi, mentre durante il diciassettesimo secolo trasporti trainati da cavalli conosciuti come “cavallo a noleggio”, scarrozzavano solo i ceti più elevati a spasso per le strade di Parigi e Londra.La parola “hackney” deriva dal francese “haquenée” e identifica un cavallo forte, che procede con un’andatura calma, in modo da rendere il viaggio tranquillo e rilassante ai passeggeri. “Hack”, versione slang ridotta, è utilizzata odiernamente per descrivere un taxi.
La tipica carrozza dell’epoca era un veicolo a due posti, trainato da due cavalli, che,  come nei giorni nostri, attendeva i passeggeri nei posteggi, situati al di fuori dei centri di trasporto e dei più importanti hotel.

Il “cavallo a noleggio”, nella Parigi del 1800, evolse poi in unità veloce, a due ruote e monoposto, trainata da un solo cavallo: queste furono battezzate “cabriolet”, nome che è stato subito abbreviato nel più familiare “cab”, sinonimo universalmente noto.  Un ulteriore passo avanti fu fatto dall’inglese Joseph Hansom, quando progettò un veicolo a due soli posti, dove l’autista sedeva fuori e i passeggeri all’interno.Nel 1836 John Chapman, operatore di carrozza al quale Hansom cedette il suo brevetto, apportò ulteriori cambiamenti, con lo scopo di sviluppare il modello di base. Nonostante le nuove caratteristiche introdotte da Chapman, il nome “Hansom cab” diventò termine generico per qualunque altro due ruote con un’impostazione simile: la città di New York ricevette le sue prime “Hansom cab” nel 1890.Ma la  maggiore innovazione avvenne solo nel 1891, quando il tedesco Wilhelm Bruhn, mise a punto un dispositivo che misurava accuratamente le distanze percorse, in modo che al cliente fosse fatta pagare una tariffa regolare: il mitico tassametro. Termine oggi entrato in uso comune,  è una combinazione tra il francese “taxe”, (prezzo) e il greco “metron” (misura).
I primi professionisti del settore, così entusiasti dell’innovazione di Bruhn, gettarono in segno di protesta il connazionale nel fiume più importante di Francoforte: mentre Bruhn ottenne un bel bagno e poca buona fama all’epoca, la sua invenzione e il termine “tassametro” hanno raggiunto i nostri giorni.

Dall’altra parte dell’Oceano, invece, gli “Hansom cab” divennero elettrici con l’introduzione, nel 1896, di Electrobats a Philadelphia e a Manhattan l’anno successivo.
La velocità più alta raggiungibile era di 15 mph, ma l’autonomiaera limitata dalla tecnologia della batteria di quei tempi. In Europa la prima corsa con il taxi motorizzato che ebbe luogo a Parigi, nel giugno del 1898, vedeva la partecipazione di ben quattordici candidati, tutti a propulsione elettrica: unica eccezione un prototipo a benzina Peugeot. Maggiore velocità e buona autonomia erano la marcia in più ma, se  paragonato al motore elettrico, il modello francese appariva rumoroso e puzzolente. Dovranno passare quasi 10 anni prima che il motore a benzina venisse perfezionato a tal punto da superare quello elettrico.

I primi taxi a benzina, che compariranno a New York City e Chicago nel 1907 circa, erano di produzione francese, principalmente Darracqs, Renault e Unics: un intraprendente cittadino della Grande Mela, Harry N. Allen, coniò la parola “taxicab” quando introdusse ben 65 nuove Darracqs nelle strade di Manhattan, fondando così l’ “Associazione Newyorkese taxi”.E’ stato durante questo periodo che l’autista, precedentemente esposto agli elementi metereologici, inizia a godere di un riparo per il posto guida. A causa dello scalino sociale tra autisti e utenti, le comodità per il povero diavolo dietro il volante non erano mai state una priorità nel progetto del taxi: l’unico contatto tra autista e passeggeri avveniva al momento di pagare la corsa.
Retaggio di questo passato, un divisorio tra il posto anteriore e quello posteriore, in uso almeno fino alla metà degli anni ’50, mentre, per evitare che i passeggeri prendessero posto davanti, un sedile singolo e scomodo precludeva tale possibilità, chiarendo come lo spazio vicino all’autista fosse riservato ai bagagli. In molte città, la legge imponeva ai taxi un sedile con schienale, un divisorio e uniformi vere e proprie decorate con bottoni in ottone e stivali, per gli operatori.
I cittadini coltivavano l’immagine del tassista come un vero gentiluomo, sempre pronto ad aprire la portiera e a spazzolare rapidamente il sedile posteriore, prima di far salire il passeggero a bordo.


Tratto da "The American Taxi", di Bene Merkel e Cris Monier. Edizioni Iconografix, 2006.